LIBIA, conflitto. Le ultime dinamiche e il “debito” contratto da Roma con Ankara

Turchia tra Silvia Romano, trivellazioni e Libia La giovane cooperante, le trivellazioni, la Libia e la Turchia comune denominatore. Ora Roma dovrà ricambiare il favore a Erdoğan, e il vero favore sono le trivellazioni e al-Serraj

di Michele Marsiglia, pubblicato da “L’Indro” il 15 maggio 2020 – In questa ultima settimana la Turchia torna ancora una volta ago della bilancia su diversi fronti. Analizzando i fondamentali, è visibile come Ankara stia diventando pian piano attore sui principali coinvolgimenti internazionali, nonostante un rallentamento di leadership, o meglio, alti e bassi diplomatici vissuti in questi ultimi anni.

Dove Reçep Tayyip Erdoğan ha giocato – e non possiamo non riconoscere elogio – è stata proprio sulla questione più nelle cronache di questa ultima settimana: la liberazione di Silvia Romano, e la conseguente discussione in merito ad un presunto ed elevato riscatto pagato dallo Stato italiano a jihadisti o altre fazioni terroristiche mediorientali, rapitori e custodi della cooperatrice.

Intorno alla liberazione dell’italiana si gioca una partita geopolitica di grandi dimensioni ed in molti si stanno chiedendo se Erdoğan oggi possa contare sul sostegno dello Stato italiano e del Governo Conte per prendere autorità e supremazia sulle più delicate situazioni internazionali a cui la Turchia è interessata.

Nonostante indiscrezioni, smentite, rumors e altro, la Turchia non ha ceduto la paternità dell’operazione Silvia Romano.

Qualche giorno fa, attraverso il portavoce del presidente Erdoğan, Omer Çelik, il messaggio è stato chiaro: «L’operato dei nostri servizi nel salvataggio della giovane italiana è un grande successo. L’intelligence turca ha svolto un ruolo chiave nell’operazione di soccorso, ed è stata coinvolta nel caso su richiesta di governi stranieri. I rapporti tra la Turchia e l’Italia sono sempre stati basati sulla solidarietà».

Sicuramente questa una dichiarazione chiara, concisa e determinata che esclude qualsiasi dubbio sul coinvolgimento degli “James Bond” di Ankara, per di più in Turchia è prassi dialettica comune di chiamare «Operazione Romano» la grande impresa dei servizi di intelligence.

Ed è qui che si apre ancor più il gioco delle carte per una delicata geopolitica, la Turchia interessata alle trivellazioni.

Nonostante lunedì scorso Francia, Grecia, Cipro, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, in una nota congiunta siano tornate a denunciare l’illegalità delle operazioni petrolifere turche in acque internazionali, la Turchia ha fatto sapere che nonostante l’opposizione internazionale, continuerà le operazioni petrolifere di trivellazione, e in poco tempo si estenderanno anche al Mar Nero.

La determinazione di questo Paese non possiamo nascondere che è forte, non solamente per un discorso storico che ha alternato Costantinopoli tra sconfitte e vittorie, bensì è evidente che le mire espansionistiche ed economiche di Erdoğan non si fermano con un semplice meeting.

Questa road map punta a proseguire in un gioco forza per le importanti risorse petrolifere del Mediterraneo orientale.

Lo stesso ministro dell’energia di Ankara, Fatih Donmez, espressosi in merito alla polemica sull’operatività sotto lockdown della nave da perforazione Fatih, conferma che saranno avviate da luglio le prime attività anche nel Mar Nero, facendo forte la politica che la compagnia petrolifera di stato Turkish Petroleum ha presentato Istanza per iniziare attività di esplorazione nel Mediterraneo orientale, alla luce del memorandum d’intesa siglato lo scorso 27 novembre ad Istanbul tra la Turchia e il Governo di Accordo Nazionale Libico (Gna) di Fayez al-Sarraj, per la delimitazione dei confini marittimi, che però è ritenuto illegittimo dalla comunità internazionale. Fotografia effettiva e vera, allora, che la così denominata «Operazione Romano» tra Somalia, Turchia ed Italia ci mostra che Ankara vuole dare interpretazione di grande forza anche nel dialogo con il mondo islamico diverso, al confine con l’Isis fino ad arrivare ad altri gruppi che governano e regnano in diverse zone del Medio Oriente.

E’ dunque chiaro, mi verrebbe simpaticamente da dire, che «pian piano a nuoto si arriva in Libia».

Certo, punto nevralgico oggi di tutte le economie internazionali che vivono la sete di energia, e quindi di petrolio. La cara Libia.

Anche con FederPetroli Italia, in questa settimana, prima di pronunciarci su ipotesi e deduzioni richiesteci dai media su questa possibile Operazione Romano, abbiamo atteso di elaborare e confrontarci per dare una giusta interpretazione a visioni espansionistiche turche.

Ma è dunque chiaro che la Turchia potrà giocare questo jolly in Italia prima di quanto si pensi.

Con il favore fatto all’Italia, ci potrebbe essere ancor più un via libera italiano alla difesa militare turca del premier di Tripoli Fayez al-Serraj, contro quello che tutti giudicano il “Signore del male libico”, Khalifa Haftar.

E quindi il no di Roma alle trivellazioni turche potrebbe in poco tempo traslitterarsi in un affiancamento di veduta, confidando, anche se la cosa risulta utopistica ed illusoria visto che l’Italia oggi non ha più potere sullo scacchiere mediorientale, in una voce di forza e di appoggio in più romana alle proprie tesi.

Italia e Turchia hanno sempre avuto un rapporto di amore ed odio, non parlo di decenni fa, ma anche qualche tempo fa il nostro rappresentante della politica internazionale e ministro degli Affari esteri, Luigi di Maio, aveva alzato parole contro le politiche turche in quella Libia tanto contesa.

Ma allora la Turchia con una giovane cooperante ha ribaltato la sua posizione nel Mondo?

Sicuramente i nostri Servizi di Intelligence oggi non potranno girare le spalle agli amici turchi perché “di tutti c’è bisogno”, specialmente nei reparti di intelligence più ‘raffinati’, ma sicuramente potrebbe arrivare una forte sponsorizzazione dall’Italia alla candidatura della Turchia all’ingresso nell’Unione europea, e, come si sa, dalla punta del nostro stivale, fino a Tripoli è un passo corto e veloce.

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